Signore e Signori, et voilà, si apre il sipario sulla XVII legislatura.
Gli scranni vuoti del Parlamento si popolano oggi di nuove speranze. Tanta curiosità, timori, e forse anche rassegnazione, perché se, come molti, anche noi diamo per scontato che questa legislatura sia destinata a entrare nel Guinness dei primati come la più corta della storia della Repubblica, beh, allora, possiamo starcene tranquilli seduti a guardare. Tanto nulla succederà, e tanto torneremo al voto. Questa è una delle ipotesi, ma non è l’unica. Resta sempre la possibilità di un’intesa tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, o, perché no, l’idea di una grande coalizione.
Come sempre accade quando si è appassionati di qualcosa, devo essere sincera, oggi vorrei essere una piccola mosca per poter essere là, nella Capitale, a Montecitorio o a Palazzo Madama, per guardare, sentire e respirare un po’ dell’atmosfera politica che viene assorbita dai Palazzi di Potere. Mi rendo conto del desiderio sempre più vivo alla partecipazione politica, come fosse un richiamo, ma che si traduce anche nella voglia di raccontare. E oggi mi sento anche un po’ delusa per non essere riuscita ad avere in diretta una esponente del Movimento 5 Stelle. Ieri mattina alle 11.00 sembrava possibile, ieri sera non più. Sempre per il solito motivo: “In questo momento delicato è meglio se non parliamo, questa è la linea”. E ancora: “Voi giornalisti ci state sempre addosso”. Mi spiace perché invece io credo che sia proprio nei momenti delicati che il dialogo si rende necessario. Una necessità che si verifica anche nei rapporti interpersonali, per esempio. Se ciascuno di noi attraversa un momento critico nella sua relazione, non deve affrontare la questione parlando? Se si scappa si risolve qualcosa? Se non si spiega quello che l’altro vuole sapere, il rapporto sarà risanato? Non credo. Credo sia un po’ un paradosso voler cambiare il volto della politica, cercando di risolvere il gap della distanza con i cittadini, e poi però mettere dei paletti al dialogo proprio con loro. Non sapevo se questo punto di partenza fosse corretto o peccasse di moto d’orgoglio o fosse un mio atteggiamento precostituito, ma poi, ha usato lo stesso termine, "paradosso", il Senatore uscente Vincenzo Vita, del Partito Democratico. Abbiamo fatto una chiacchierata in trasmissione stamattina. Lo spunto era la questione dei rimborsi elettorali ai partiti, ma evidentemente erano anche altri i punti da analizzare.
(Sotto il link per guardare l'intervento del Sen. Vincenzo Vita in Primo Tempo News, su Class Tv)
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