Oggi si parla ancora di Ius soli, proposto dal Ministro Kyenge: i figli di stranieri che nascono in Italia debbono considerarsi italiani a tutti gli effetti. Bien. E oggi Beppe Grillo ha proposto un referendum. Dice che, nonostante non sia d’accordo con lo ius soli, se proprio la norma va cambiata, va fatto chiedendo ai cittadini. Mi sto chiedendo se davvero sia il caso. Perché? Ve lo spiego subito. Il referendum è una delle forme più alte di democrazia, e, a parte il poco successo di cui gode in Italia (purtroppo), credo non possa essere applicato indistintamente per qualsiasi cosa. Ossia, vanno fatte delle distinzioni, soprattutto su temi delicati e che comprendono mille e mille microtemi nel macrotema. Io stessa, se devo essere sincera, per potermi esprimere su un argomento come quello dell’immigrazione, mi chiedo quante cose pratiche, burocratiche, di sistema, di forma, chiamiamole come vogliamo, non conosco a proposito. Ad esempio, io posso anche dire che in effetti se un bambino nasce in un Paese è giusto che sia riconosciuto cittadino di quello specifico Paese, ma in realtà, se formalmente questo è facile e quasi scontato, è altrettanto facile poi garantirgli sicurezza, pace, diritti, accoglienza? No, perché gli arrivi aumenterebbero, le persone aumenterebbero, ma il Paese, il nostro in questo caso, perché altri li conosco poco, rimarrebbe sempre tale e quale, a meno che non si mettano in atto ulteriori provvedimenti. E qui sta il punto. Prima di cambiare un “meccanismo” comunque consolidato, non occorrerebbe colmare gli enormi gap che ancora esistono? E ancora, per tornare al discorso referendum: come possiamo esprimerci noi? Potremmo davvero essere adatti, attendibili? Non fraintendetemi, parlo in modo molto generale, proprio perché parto dal presupposto che la partecipazione politica dei cittadini sia importantissima e fondamentale, ma la partecipazione va comunque (sempre secondo il mio modesto parere) filtrata attraverso persone che su un certo argomento ne sanno più di noi e possono dirci, nel caso: “stai sbagliando, è meglio fare così perché succede questo e questo”. Ma se ammettiamo un referendum per ogni cosa, si rischia di fare solo un ennesimo patatrac. In conclusione: io non ho detto che il referendum non sarebbe giusto, diciamo che ho voluto fare un po’ l’avvocato del diavolo, O meglio, diciamo che su questo fronte, avrei seri dubbi che un referendum possa essere efficace o dare i risultati migliori per noi, il nostro Paese e per gli stranieri che “decidono di nascere qui”. Forse prima va fatto altro. E io, non so cosa. Per questo, e torno all’assunto di partenza, mi affiderei ad altri.
Questa mattina in trasmissione a Primo Tempo News abbiamo parlato proprio di Ius soli e ho intervistato il Prof. Gian Carlo Blangiardo dell’Università Bicocca di Milano, esperto di immigrazione. Che impatto potrebbe avere sull’Italia lo Ius soli?
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