E’ davvero partito il conto alla rovescia per Expo 2015, la grande, grandissima, immensa esposizione universale che non solo coinvolgerà Milano e l’Italia tutta, ma il mondo intero. E il nostro Paese ne sarà il fulcro. Beneficio o aggravante penalizzante?
E’ davvero partito il conto alla rovescia, dicevamo. Ma quasi nessuno sembrerebbe essersene accorto, forse.
Il leit-motiv, come è noto a tutti, sarà quello dell’alimentazione. Chi più dell’Italia poteva permettersi di darsi arie con i suoi prodotti, il suo cibo, le sue materie prime invidiabili in ogni dove? Ma noi, ce la stiamo tirando a sufficienza? Il Made in Italy è il marchio di prestigio per eccellenza nel mondo, ma che dico, nell’universo intero: formaggi, salumi, vino, e chi più ne ha più ne metta! Siamo i leader indiscussi del settore alimentare. Ma è ancora così? O meglio. Partendo dal presupposto che debba essere per forza così, perché facciamo di tutto per perdere terreno anche in questo?
Questione Imu, crisi del comparto lattiero-caseario, prezzi di vendita al di sotto dei prezzi di produzione: cosa sta succedendo alla NOSTRA agricoltura?
C’è poco da dire, anzi, c’è poco da girarci intorno. L’agricoltura italiana è in sofferenza. E se mancano l’uva, il latte, la frutta, la verdura, come possiamo essere ancora i portabandiera dell’eccellenza?
Recentemente a Brescia una manifestazione indetta da Confagricoltura Lombardia e Agrinsieme ha raccolto in piazza 5000 imprenditori agricoli uniti dallo slogan “Salviamo l’agricoltura e l’agroalimentare”. “La nostra agricoltura è in ginocchio” ha affermato il Presidente di Confagricoltura Lombardia Matteo Lasagna, che ha sottolineato come “vi siano, in questo momento, una serie di problemi e di difficoltà che mortificano la capacità produttiva: un regime fiscale opprimente con vicende paradossali come quella dell’IMU sui terreni agricoli, il ritardo e le contraddizioni nell’attuazione della nuova Politica Agricola Comunitaria e nell’avvio dei nuovi Programmi di Sviluppo Rurale, unico strumento a sostegno dell’innovazione nelle aziende a fronte delle sempre maggiori difficoltà nel rapporto con il sistema creditizio”.
Si potrebbe aggiungere la concorrenza sleale. O il fatto che i nostri prodotti non vengano supportati ad alti livelli; o ancora che sempre più spesso, quando andiamo a fare la spesa, ad esempio, sia diventato difficile trovare prodotti di casa nostra. O il fatto che una bella e succosa arancia siciliana sia stata piano piano soppiantata da una omologa d’oltreoceano. Che peccato! E non solo per le arance siciliane. E’ un vero peccato se teniamo conto che la Lombardia è la prima regione agricola italiana, grazie a un modello in cui le attività di allevamento convivono virtuosamente con produzioni vegetali di grande rilevanza da un punto di vista economico e qualitativo, come il riso ed il vino.
E non è finita. È sotto gli occhi di tutti il gravissimo momento che il settore lattiero – caseario sta attraversando con la drastica riduzione del prezzo del latte alla stalla che sta mettendo a rischio l’esistenza stessa di molti allevamenti.
Una situazione di grave difficoltà ulteriormente accentuata dall’imminente conclusione del Regime delle Quote Latte con la liberalizzazione della produzione a livello europeo, passaggio le cui ripercussioni sulle dinamiche del mercato sono difficilmente prevedibili e che determinano una situazione di ulteriore incertezza per le aziende che operano nel settore.
Recentissima la notizia secondo la quale Phil Hogan, il Commissario europeo per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, ha proposto alla Commissione Ue di permettere agli Stati membri di rateizzare le multe per le quote latte, per un massimo di tre anni e senza interessi.
Dobbiamo ringraziare? C’è da scommettere che lo faremo, piegandoci ancora una volta.
