Dopo i dati Istat, che nientemeno parlano di un’Italia in recessione tecnica, e dopo che di conseguenza i consumi non si sono affatto risollevati, il Ministro dell’Economia Padoan asserisce convinto: "Alle famiglie dico: dovete avere fiducia e spendere al meglio le risorse aggiuntive che vi vengono trasmesse". Ossia gli 80 euro. Come se questi, alle famiglie in difficoltà, servissero (e bastassero) per andare a fare shopping e non invece per pagare debiti o bollette.
Io non capisco bene se stiamo scherzando o meno. Ma la vediamo la realtà? Non sto mettendo in dubbio che prima o poi la situazione migliorerà, ma di certo non è possibile dirlo adesso. “Va tutto bene, sono ottimista, nessuna manovra correttiva, nessuna tassa aggiuntiva”. Ancora il benedetto hashtag #statesereni? Renzi peggio di Berlusconi. Non che nell’ottimismo ci sia qualcosa di sbagliato, anzi, qui vi parla un’inguaribile ottimista, ma io non sono il Presidente del Consiglio.
Il senso è: se sei il Presidente del Consiglio, tutto questo sorridere-irridere suona di presa in giro.
Non era passato nemmeno un giorno dalla sua ascesa a Palazzo Chigi, che Renzi già rispondeva sicuro di se’ all’Unione Europea che i conti italiani erano a posto e che il nostro Paese non aveva certo bisogno di lezioni. E facendo un passo indietro possiamo ripercorrere la sua brillante campagna elettorale, basata sugli 80 euro; e poi le sue eloquenti parole sulle potenzialità dell’Italia (come dimenticare la celebre “mitraglietta renziana” l'Italia è molto più grande delle nostre paure, l'Italia è molto più bella delle nostre preoccupazioni, l'Italia è molto più capace delle nostre minacce), su una crisi che c’era ma che stava cominciando ad allontanarsi; e poi eccola lì, la riforma del Senato, definita “svolta epocale” ancor prima che avvenisse, e ancora “sono ottimista sulla legge elettorale” (si chiamava Italicum, ce lo ricordiamo?). E poi come non citare il Jobs Act, con maggiori tutele e soprattutto più lavoro per i giovani (a proposito, che fine ha fatto? Il Jobs Act, intendo).
Solo la settimana scorsa il Commissario alla spending review Carlo Cottarelli aveva tirato un po’ le orecchie al Premier per i soldi spesi ancor prima di averli in tasca. Ascoltato e liquidato. “Se Cottarelli se ne va ce ne faremo una ragione”, la posizione di Renzi suonava un po’ così. Eppure quanta verità nelle dichiarazioni del Commissario. I soldi non ci sono, gli sprechi rimangono. E le promesse (da marinaio) si sprecano. Proprio lui, il giovane Renzi, che su questo aveva basato la sua battaglia pre-Governo: “cambiamo, tagliamo, svoltiamo, diamo il buon esempio”.
Qui il buon esempio lo sta dando solo la gente. Questa gente siamo noi, che ancora stiamo a guardare attendendo previsioni migliori. Un po’ come quelle meteo. Già. “La ripresa arriverà anche se in ritardo, un po’ come l’estate”, Renzi dixit.
Ma oltre alle massime, cosa resta, finora? La recessione.

