C'è chi dice che "dovremmo smetterla di considerare il TERRORISTA un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione" o chi dice che questa persona "ha fatto un intervento di classica tradizione radicale e non violenta". Io dico che c'è da aver paura.
Mi sono resa conto in queste ultime ore, che anche su un argomento come questo c’è del buonismo. Insano più che mai. E non me l’aspettavo. Certo, rispetto ad altre questioni più o meno importanti le posizioni sono quasi tutte unidirezionali, ma ci sono dei commenti che sinceramente mi hanno un po’ spiazzata.
Senza pretendere che tutti la pensiamo allo stesso modo, per carità, ci sono delle cose che proprio non quadrano, soprattutto in un discorso generale di civiltà, visto che siamo o dovremmo essere una società civile.
In Iraq, un uomo incappucciato manda un video che lo ritrae con un ostaggio. Un occidentale, un giornalista. Poco dopo gli fa saltare la testa. Gliela taglia. L’occidentale muore. In nome di una cultura del niente. Perché qui non c’entra nulla la religione, l’islamismo o sa il cavolo. Qui c’entra l’ossessione malata di persone che pensano di essere la reincarnazione in terra di un’entità superiore.
Non per niente li chiamiamo TERRORISTI. Non religiosi, non attivisti, non credenti. Ma TERRORISTI.
Ho letto di tutto. Cose vere e realmente successe, che nessuno intende nascondere o rinnegare, ma che oggi, nel 2014 suonano estremamente retoriche e ridondanti. Perché bisogna guardare avanti, non indietro. Anni e anni di evoluzione non hanno portato a nulla?
Leggo che l’atteggiamento dei terroristi ricorda i partigiani che difendevano la terra da invasioni esterne. Siamo ai tempi della seconda guerra mondiale (1939-1945)
Leggo che l’atteggiamento dei terroristi ricorda i francesi che in questo modo fecero fuori la monarchia. Questo è accaduto nel 1700 (certo, l’uso della ghigliottina proseguì fino al 1977, quindi i tempi sono più recenti, ma sono comunque passati 37 anni).
Leggo che i terroristi agiscono in base alla loro cultura. La vogliamo chiamare davvero cultura? Io non me la sento di definirla così, per un semplice motivo: la cultura è dei popoli. Questa è invece l’ideologia di un’organizzazione criminale che nasce da una premessa che definire becera (mi passate il termine?) mi sembra anche gentile.
Se proviamo a leggere libri sull’Afghanistan o sul Pakistan, ad esempio, ci rendiamo conto di una cosa essenziale. Le persone locali, mica li vogliono integrare i talebani (o dovremmo dire più correttamente la popolazione fondamentalista). Perché qui non è discorso di integrazione. Se provassimo ora, in questo momento, a chiedere a un afghano (non a un terrorista!), di dirci cosa farebbe a un talebano, cosa pensate ci risponderebbe?
“DOVREMMO SMETTERLA DI CONSIDERARE IL TERRORISTA UN SOGGETTO DISUMANO CON IL QUALE NEMMENO INTAVOLARE UNA DISCUSSIONE”
Ecco, non credo risponderebbe così.
Intanto:
Domanda numero 1. Con chi dialogare? Forse c’è il numero di un ufficio stampa dell’Isis che possiamo contattare?
Domanda numero 2. Che tipo di dialogo potrebbe mai esserci con persone che uccidono altri esseri umani in virtù di un’infedeltà religiosa inesistente?
Domanda numero 3. Vogliamo essere possibilisti? Bene, dialoghiamo. Avanti Di Battista e con lui chi pensa che questa sia la strada giusta. Se lui e gli altri torneranno vittoriosi, li ringrazieremo. SE TORNERANNO, APPUNTO.
Intanto anche per l’Italia è arrivato l’ennesimo allarme terrorismo. Sì, perché le organizzazioni terroristiche sono sparse come macchie d’olio, e non si possono né si potranno mai pulire. E’ questa la differenza, oltre a quella cronologica, con le altre vicende storiche che potrebbero ricordare quello che sta accadendo. Allora che difesa del territorio è? L’Italia non è il loro territorio.
POST SCRIPTUM
Il "Global Post", testata con la quale collaborava il giornalista americano James Foley, ha diffuso il testo dell'ultima mail mandata dall'Isis alla famiglia del reporter prima della sua esecuzione. Nella lettera, definita "un messaggio al governo americano e al suo popolo di cittadini-pecore", gli uomini dell'Isis avvertono che ora le loro "spade sono sguainate" e non si fermeranno "fino a quando non avremo placato la nostra sete del vostro sangue".





