Fino a quando continueremo a parlare di Silvio Berlusconi?
Silvio Berlusconi Premier, Silvio Berlusconi oppositore, Silvio Berlusconi imprenditore unicum, Silvio Berlusconi processato, Silvio Berlusconi condannato, Silvio Berlusconi decaduto, Silvio Berlusconi male dell’Italia. Potrebbero essere tranquillamente titoli di giornali, grafiche di tg, news di agenzia. Il risultato è che Silvio Berlusconi, oltre ad essere considerato il male del nostro Paese è indubbiamente il più nominato: una cosa non esclude l’altra, ma di certo esclude la possibilità di concentrarsi sulle cose sensate (almeno per tentare di farle tornare tali) e sulle cose che davvero conterebbero per tutti noi. Ma certo, troppo semplice? Poi chi guarderebbe la tv? Chi comprerebbe i quotidiani? Fa più gola leggere “IL CENTRODESTRA E’ SPACCATO” o “VIAGGIO NELLE IMPRESE CHE BATTONO LA CRISI?”. Domanda e risposte retoriche. Proviamo a fare un esame di coscienza e a farlo fare a tutti. Così non va. E non va nemmeno che dopo il voto si festeggi. Perché io, da italiana, mi aspetto che gli italiani festeggino quando usciranno i dati sull’occupazione con davanti segno positivo, quando le imprese del nostro Paese emergeranno dal fosso della crisi, quando il Governo si deciderà a porre al centro dell’attenzione la riforma della Legge Elettorale, quando non leggeremo più ogni tot di tempo che quel politico o quell’altro sono stati indagati per quella truffa o quel reato. Mi aspetto di vedere festeggiamenti quando finalmente verranno annientati i privilegi inutili solo di qualcuno e quando noi comuni mortali potremo sentire chiaramente il nostro portafoglio più pesante senza la pressione di tasse che diventano sempre più proibitive. Potremo festeggiare quando avere una casa non sarà più una falsa chimera e quando i nostri figli potranno guardare al futuro con reale ottimismo, e non con l’utopia mascherata da chissà che. BASTA. Non ci crediamo più. O meglio. Dobbiamo far capire che non ci crediamo più e che poco ci importa delle beghe legali di Berlusconi. Queste devono essere risolte come devono essere risolte quelle di tutti, ma senza accanimento e senza soprattutto false speranze. Perché anche se tra qualche giorno smetteremo di chiamare Cavaliere il caro Silvio, le pecche dell’Italia non ancora risolte resteranno. Cominciamo a scrivere questo, domani, sui giornali.
