Ieri seguivo la trasmissione di Rete 4 Quinta colonna, ospite Daniela Santanchè, Pdl. Argomento caldo, nemmeno a dirlo, il futuro economico dell’Italia legato in questo momento rigidamente all’aumento dell’Iva.
“Si gioca il futuro del governo”. Così ha detto Daniela Santanchè. "Se tra undici giorni l'Iva sarà stata aumentata non ci sarà più il Governo". E io aggiungo: non ci sarà più l’Italia. E’ una possibilità reale, questa? Perché un po’ mi preoccupa. Senza prendere posizione in merito al Governo delle larghe intese, se stia facendo bene o male (mio modesto parere è ancora troppo presto per tirare le prime somme anche se mi rendo conto che i tempi stringono e di tempo ce n’è poco), mi trovo a riflettere solo sul futuro dell’Italia. L’Italia in mano di un Governo già instabile? L’Italia in mano di un Governo in cui noi per primi non crediamo? A volte penso che non usciremo mai da questo strano circolo vizioso. E non solo perché la cosiddetta classe dirigente deve modificarsi e svoltare (probabilmente alla svolta non siamo ancora arrivati), ma anche perché quello che deve cambiare è intorno alla mala-abitudine della politica. Ci siamo anche noi con le nostre convinzioni ideologiche che, se da un lato, sono un bellissimo e puro valore aggiunto, dall’altra possono nuocere ancor di più a quel poco che magari di buono avrebbe bisogno di emergere. La politica fa fatica ad ascoltarci, questo è vero, e mi dispiace enormemente perché in realtà chi fa politica ci è più vicino di quello che pensiamo, però a volte anche noi, io per prima, tendiamo a non ascoltare più di tanto e a rimanere ancorati alle convinzioni, che sono giuste di sicuro, ma che come tutte le cose umane, potrebbero portarci anche a toppare, talvolta. Per questo, sulla carta, l’Esecutivo di larghe intese mi incuriosiva, perché per la prima volta due avversari si sono seduti insieme al tavolo dalla stessa parte, e non solo per discutere lasciando sempre però un paletto in mezzo. Comincio a pensare che le divisioni non si elimineranno mai. Si dice che non si possa piacere a tutti e che soprattutto tutti non si possano mettere d’accordo. Dicono anche che se questo accadesse la conflittualità sarebbe ancora più intensa. Allora non dobbiamo dannarci per far sì che accada?