Italia, BelPaese! Vale ancora, oggi? Certo che sì, solo che noi italiani facciamo finta di non accorgercene. E preferiamo tutto ciò che è “altro”, mangiamo cibi etnici, guardiamo all’estero e andiamo oltreoceano. Una mentalità abbastanza diffusa e radicata, che talvolta esageratamente ci fa dis-apprezzare quello che abbiamo. Però attenzione, perchè ogni qualvolta ci sia un atteggiamento così radicato, questo stesso è indicatore di una non-sana abitudine che proviene dall’esterno, in questo caso dal nostro Paese, che per quanto sia bello (appunto BelPaese), per primo non riesce a sfruttare quello che naturalmente ha. Italiani popolo di inventori, di creativi, di battaglieri, storici, sognatori, avventurieri: questo non basta a fare di noi un popolo eccellente? Basterebbe eccome, ma ciò non accade.
Ora, a causa della crisi si sono messe sul tavolo dei potenti le pianificazioni-soluzioni per combatterla. In primis ci sono il lavoro, l'occupazione, le tasse. Come un mantra ci ripetiamo "creare posti di lavoro", bene. Puntiamo sulle nostre eccellenze, sui settori che offrono ancora oggi e nonostante la coda della recessione, una vera opportunità. Ci sono mestieri che nessuno vuole più fare? Che in questi ultimi anni hanno visto una richiesta minore? Ottimo, ora i giovani possono guardare a quelli. I settori della metalmeccanica, della chimica e della siderurgia sono tra i più richiesti (più o meno per lo stesso motivo di cui sopra)?. Bene, occupiamoli. Ma dove sta la novità? I giovani si laureano e malvolentieri desiderano occupare mansioni che si allontanano dalle loro aspirazioni, ma oggi sono obbligati a farlo (e lo fanno, come lavorare nel classico call center precario o accettare paghe da fame), ma perchè allora, per non scontentare nessuno, non si punta su altro? Per esempio? Al turismo ci ha pensato qualcuno?
Sono stata 6 giorni in Sicilia, terra splendida dal mare cristallino, natura spesso incontaminata e gioielli storici di indiscusso valore.
Poca attrattività, però. Cose da vedere molte, ma con una mancanza di attenzione per il turista che mi ha (negativamente) impressionata. Inevitabili i paragoni: giravo per le strade e mi chiedevo come fosse possibile ad esempio, che una Regione come l’Emilia Romagna, che indubbiamente ha a disposizione un mare e un paesaggio meno seducenti, sia riuscita a diventare negli anni il top del turismo. Il top dell’accoglienza. Forse eccola, la parolina magica: accoglienza. Occorre sviluppare questo. Insieme ad aiuti che devono essere messi, anzi, buttati immediatamente in campo. No alla tassa di soggiorno, no alla Tarsu che ammazza il turismo (e anche la voglia di fare), no ad una stangata Imu anche sugli hotel, ma sì agli aiuti per la gestione e valorizzazione dell’immenso patrimonio italiano cercando ad esempio privati che si facciano carico di siti archeologici, musei, palazzi. Con l’imposizione di vincoli precisi (conditio sine qua non) e con la possibilità di sistemare, ristrutturare, aprire esercizi commerciali collaterali che divulghino e diffondano i brand e i marchi, senza rimanere fermi. Intensificare l’apprendimento delle lingue straniere, in primis l’inglese, così che i turisti non siano spaesati, sbloccare subito agevolazioni fiscali, autorizzazioni veloci e pagamenti più facili (in alcuni posti non è previsto nemmeno l’utilizzo del bancomat o carta di credito, pare assurdo!) No all’immobilismo, insomma. A me invece è sembrato tutto molto fermo, in Sicilia, così come è fermo in altre zone italiane.
Mi chiedo solo una cosa: perché il turismo è visto come priorità di serie B? Non è un’eresia pensare che il comparto in Italia occupi 2 milioni e 231 mila persone: mezzo milione in più di tutta la metalmeccanica, il triplo della chimica e 23 volte la siderurgia, tanto per prendere in considerazione i settori citati sopra? Eppure fino a poco tempo fa nemmeno esisteva un ministero dedicato al turismo e a dirla tutta, anche oggi, Massimo Bray risulta essere Ministro ai Beni culturali con (semplice) delega al turismo. Si parla del 10% del Pil, certo è che il Pil è fatto da noi. Istituzioni e cittadini. Istituzioni con risorse necessarie, cittadini con abilità da ri-trovare. Ce la facciamo?


