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La politica vista dalla gente (e da Manuela Donghi)


ALMENO POTREMO RACCONTARLO

Pubblicato da Manuela Donghi su 21 Aprile 2013, 10:16am

ALMENO POTREMO RACCONTARLO

Avevo bisogno di una notte per capire esattamente cosa mi ha lasciato davvero l’esito delle votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica. Un esito improvviso, o forse prevedibile da qualcuno, ma che apre in ogni caso una finestra ampia di riflessioni e domande. Ma a mio parere anche a una sola conclusione. Devo ammettere che basandomi sui fatti o sulle percezioni o perché no, anche su miei desideri, ho sbagliato ben due volte a prevedere cosa sarebbe accaduto. Prima con Franco Marini, non tanto per il risultato della prima chiama, difficilmente risolutiva, ma quanto per le successive. Avevo ritenuto plausibile che i leader politici decidessero di mantenere il nome dell’ex Presidente del Senato, così che, al massimo al quarto scrutinio con maggioranza semplice, sarebbe passato e avrebbe vinto. Così non è andata, perché di fatto Pier Luigi Bersani ha deciso di consultare i suoi e di trovare un nome che venisse accettato appieno dal partito. E così ecco Romano Prodi. Plausi, consensi, gioia. Mi sono detta: beh Prodi vincerà. Se Pd lo vota all’unisono e Movimento 5 Stelle acconsente alla sua nomina, è fatta. Peccato che i grillini abbiano deciso diversamente e che all’interno dei democratici sia accaduto qualcosa di poco prevedibile: una spaccatura netta, 100 persone che, contrariamente alle attese, hanno votato in modo ben diverso. E così anche Prodi fuori dai giochi.

“Si andrà ad oltranza”, questo cominciava a circolare nei Palazzi romani, e già lo spauracchio dei 23 scrutini per eleggere Giovanni Leone nel lontano 1971 cominciava a farsi sentire. Ancora 23 votazioni senza Presidente e soprattutto senza Governo? Così ecco tornare l’ipotesi di un Napolitano-bis. Tornare? Certo, perché se ricordiamo bene, le coalizioni politiche avevano già manifestato e fatto richiesta per una permanenza di Giorgio Napolitano, richiesta dapprima rifiutata. Ma è chiaro che nel momento in cui tutto si ri-ferma, qualcuno deve pur cominciare a smuovere le pedine. Per questo Giorgio Napolitano è tornato sui suoi passi. Con accordi ben precisi: io resto, ma voi "partite". Con il Governo. Il sì di Pd, Pdl, Lega Nord e Scelta Civica ha messo in moto il meccanismo del "senso di responsabilità” il cui significato, a dir la verità, comincia ad apparire un po’ astratto, visto che ancora nulla è accaduto. Forse è l’incipit? Non so ancora se sono contenta di questo esito. Se proprio devo dirla tutta, avrei preferito un altro segnale, l’elezione immediata di un Capo di Stato che potesse trasmettere a noi cittadini qualcosa di forte, invece nulla. Ma allora mi dico in modo altrettanto convinto che in un momento come questo, se nessuno era in grado di tirare fuori un nome condiviso e accettato dalla maggioranza, ben venga anche Napolitano. E poi, dopotutto, è un record storico. E noi ne siamo partecipi spettatori. Almeno potremo raccontarlo.

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