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C’erano una volta i comizi, gli incontri, le riunioni, gli appuntamenti al bar o al mercato. Oggi siamo invece nell’era degli “smanettoni”. Passatemi questo termine poco fine e poco convenzionale, anche un poco grezzo, ma rende l’idea. Chi sono gli smanettoni? Quelli che fanno esattamente quello che sto facendo io: digitare la tastiera del computer, o meglio ancora la tastiera dell’I-pad di ultima generazione. La new-politics è questa. Altro che costose campagne elettorali, altro che manifesti appesi nelle città, altro che volantini distribuiti manualmente e faticosamente nelle caselle della posta o incastrati tra i tergicristalli delle auto parcheggiate. La gara a chi ha la meglio e a chi vincerà si gioca tutta on line, in rete. E’ stato anche grazie ai social network che questo strepitoso meccanismo di comunicazione ha potuto surclassare tutti gli altri; un po’ per mania di protagonismo, un po’ per comodità e un po’ per dovere di interattività, tutti, ma proprio tutti, hanno potuto ritagliarsi uno spazio di notorietà e importanza. E così è accaduto anche alla politica e ai politici, anche a quelli che fino a quel momento non avevano mai avuto la possibilità di partecipare ai salotti televisivi poichè non richiesti, semplicemente perché non troppo mediaticamente conosciuti. Ma che invece adesso, proprio grazie alla rete e al tam-tam internettiano partecipano pure ai salotti tv, perché di fatto si sono palesati alla massa. Forse non ci eravamo accorti, ma è già da un po’ che il trend è cambiato, però solo recentemente ne abbiamo avuto consapevolezza. In questo Beppe Grillo è stato un maestro, perché con la sua volontà-ossessione di cambiare la politica, si è dato e buttato alla rete proprio per trovare un mezzo alternativo per comunicare i suoi programmi. Ottimo, se non fosse però che il leader dei pentastellati l’ha reso uno strumento esclusivo. Un errore, peccato! Non a caso la politica non deve né può essere fatta solo di internet, o di web tv. Questo, piuttosto, è un meraviglioso valore aggiunto, un plus inequivocabilmente perfetto, ma che non deve rappresentare l’unicità. Il contatto, il dialogo, lo sguardo, la stretta di mano, il timbro della voce, possono essere fattori determinanti per essere convincenti o meno. Leggevo una ricerca di Francesco Pira, docente di comunicazione all’Università di Messina e all’Istituto universitario salesiano di Venezia, che seppur senza specificità scientifica, ha messo in evidenza il valore dell’interattività nella comunicazione politica. Di seguito i risultati: vincerebbe la Lega Nord, che con i suoi rappresentanti attivissimi on line è riuscita a raggiungere i più, senza però disattendere altre aspettative come quella della propaganda su strada e su territorio, da sempre peraltro punto di forza del Movimento. Da questa lettura ho pensato alla vera ed efficace comunicazione politica, ma non solo. Sarà banale dire che da quando ci siamo abituati a interagire con strumenti come telefoni – che non sono più solo telefoni – e affini (che sono peraltro ancor più potenti), abbiamo eliminato e trascurato tutto il resto. Forse è semplice rispondere alla domanda che segue: chi vince oggi, dunque? Quelli che dopo aver chattato tutto il giorno, trovano ancora la forza, magari la sera, di prendersi un aperitivo vis a vis con le persone? Evidentemente sì, perchè l’atmosfera che si crea non ha prezzo. La rete è necessaria ma non perdona, “come aveva ben capito Obama, consapevole che la rete non si controlla e che quindi, oltre a grandi potenzialità ha anche grandi rischi”. A ciascuno la sua politica di nuova generazione. Che se ne faccia buon uso.
