Ha voglia Matteo Renzi dare dei gufi a tutti.
Ha voglia Matteo Renzi basarsi solo sui dati che vuole lui.
Oggi è il 4 marzo: esattamente 1 anno fa, IL Jobs Act entrava in vigore. Dal 2014 al 2015 ecco evidente l'impennata dei contratti a tempo indeterminato: +57%. Apriti cielo! Meno male! Il sogno dell' "antico" posto fisso può tornare a non essere più solo un sogno.
Peccato che Renzi, e anche tutti noi, abbiamo fatto i conti senza l'oste. A dir la verità, senza necessariamente avere poca fiducia nel Governo, io qualche perplessità in merito l'ho sempre manifestata. Perplessità collegate alla decontribuzione alle aziende che la Riforma del lavoro ha previsto per l'anno scorso. Ovviamente i dati positivi sono connessi anche alla recessione finalmente terminata dopo periodi devastanti, ma credo non ci fosse bisogno di essere un'economista per capire che, di certo, gli incentivi, una buon contributo per il successo del Jobs Act devono averlo dato.
Ora, tanto per tornare al presente. Oggi l'Osservatorio metropolitano di Milano ci dice che i contratti a tempo indeterminato, con l'inizio del 2016 e con l'assenza dei bonus, sono già calati del 32%, punto più punto meno.
Insomma, checchè ne dica il Premier, inutile voler fare i conti unicamente con il Jobs Act. I conti dobbiamo farli con un mondo che è cambiato e che non punta più a voler dare sicurezza ai lavoratori, ai giovani.
Il mondo è flessibile? Bene. Che lo sia, tanto non possiamo cambiare l'evoluzione dei tempi. Però una cosa possiamo cambiarla: la mentalità, la burocrazia, il magna-magna, la convinzione che "tanto pur di lavorare uno accetta tutto", l'idea che "piuttosto è meglio di niente".
E no! Così non va.
Se l'Italia è grande davvero come sostiene il Presidente del Consiglio, allora che lo sia nei fatti. Il resto a me non importa.
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Stasera ne parleremo in Pane al Pane su Radio Lombardia. (h 18-20)

