Due giorni fa la fiaccolata di Fratelli D’Italia, oggi la manifestazione della Lega Nord davanti ai Tribunali. Gira che rigira non si può fare a meno di commentare l’episodio di Vaprio D’Adda.
Sapete, in questi casi penso che tutto possa valere tutto. Intendo dire sia che si giustifichi il gesto estremo dell’uomo (che comunque non voleva certo uccidere intenzionalmente), sia che ci si concentri sul fatto che il Paese non può essere un far west. E ci mancherebbe altro! La giustizia fai-da-te non potrebbe portare da nessuna parte se non alla nostra lenta autodistruzione, e comunque, ovviamente, non può essere contemplata nell’assetto di una società civile.
Detto ciò, appunto, io non me la sento nemmeno di giudicare negativamente il pensionato.
E’ chiaro che la prima cosa che ci si chiede di fronte a casi come questo è: “Ma io cosa farei se nel cuore della notte mi trovassi di fronte qualcuno, in casa mia, che mi viene incontro?”. Certo non penserei che voglia stringere amicizia con me. E neppure penserei che è venuto a chiedermi del sale o dello zucchero perché li ha terminati. Men che meno che voglia congratularsi per la mia trasmissione “Pane al Pane”.
Eh, no.
Certo, io non ho una pistola. Ma credo che proverei a difendermi in qualsiasi modo, senza nemmeno pensare alle conseguenze del mio gesto. Lo farei anche per la strada e in ogni dove.
Qui non si tratta di avere un’opinione politica. Qui non si tratta di essere di destra o di sinistra, di Fratelli D’Italia o della Lega Nord o del Partito Democratico o del Movimento 5 Stelle etc etc etc. Qui le opinioni lasciano il tempo che trovano. Io credo che chiunque, interrogato con il quesito “Cosa avresti fatto tu?”, con il tempo di risposta quasi nullo, ossia se venisse chiesto di rispondere senza pensarci troppo, risponderebbe: “Mi sarei difeso in ogni modo”. E allora?
Sostenendo che non ci possono essere opinioni sulla vicenda, però, non intendo dire che non ci siano considerazioni da fare. Troppo facile così. Una su tutte, con la quale chiudo, è la seguente.
L’uomo ucciso, il ladro (pace comunque all’anima sua), aveva ventidue anni ed era albanese. Era arrivato in Italia nel 2012, aveva già numerosi precedenti penali, e cosa più importante, era stato espulso nel 2013.
Che caspita ci faceva allora qui, libero di girare come un cittadino normale?
Pare vivesse tranquillamente con la sua giovane fidanzata. In un palazzo normale. Con dei vicini normali. Insomma, conduceva una vita normale in uno spazio (il nostro Paese) che non gli apparteneva, non perché straniero, sia intesi, ma perché delinquente. E i delinquenti, in un Paese normale dovrebbero stare in carcere. O fuori dal raggio della quotidianità. Sicuramente lontani dalle persone per bene.
E mentre si viene a conoscenza di questo ennesimo errore della giustizia, di questa enorme falla che ancora una volta trasforma i carnefici in vittime e viceversa, veniamo a sapere che il reato, per Francesco Sicignano (il pensionato che ha sparato), da eccesso colposo di legittima difesa, è passato a omicidio volontario.
Perciò, dico io, senza pretesa di assoluta certezza, piuttosto che interrogarci su “cosa bisognerebbe fare” se uno sconosciuto entrasse in casa nostra o se un estraneo ci aggredisse indipendentemente da dove ci troviamo, potremmo per cortesia ragionare e riflettere sulla nostra giustizia, quella del nostro Stato? E possibilmente fare qualcosa in merito?
