Eccoci al varco…….. abbiamo capito da dove sono stati “presi” i soldi per il bonus da 80 euro, quello che tanto ha scatenato gioia e soddisfazione. Che per carità, certo aiuta chi alla fine del mese fatica ad arrivare, e che quindi segue un intento più che nobile. Ma che pur sempre aiuta chi per fortuna un lavoro ce l’ha.
Al contrario, invece, chi ci rimette ancora una volta? Chi il lavoro l’ha proprio perso!
Ecco quanto ha dichiarato oggi il ministro del Lavoro Giuliano Poletti: “Per rifinanziare la cassa integrazione in deroga (quella pagata dalla fiscalità generale e non dai versamenti delle imprese) manca "un miliardo".
È la incriminata legge Fornero che prevede dal 2014 l'uscita graduale dalla cassa integrazione e dalla mobilità. Ergo: mani legate. Senza contare il problema delle risorse: quelle che c’erano (già poche, probabilmente), sono state usate per finanziare la cassa in deroga del 2013 che sarebbe altrimenti stata scoperta, quindi ora occorre trovare (immediatamente) le coperture per il 2014.
Perciò, a conti fatti, forse, mi verrebbe da dire senza polemiche e senza ilarità, che quello del bonus è stato il classico passo più lungo della gamba? Un’operazione tipica di campagna elettorale? Uno specchietto per le allodole? Un prodotto civetta? Chiamiamolo come vogliamo, ma i dubbi vengono eccome.
Chissà perché questa situazione me l’ero quantomeno immaginata. A meno che di non dare soldi prelevati direttamente dalle proprie tasche (in questo caso quelle del Premier Renzi), come potrebbe essere possibile piangere miseria (quella delle casse dello Stato) fino al giorno prima, e poi trovare, come per magia (?) anche un minimo di fondi per aiutare i lavoratori ad appesantire il loro portafoglio?
Ma allora così è facile! Così è come replicare l’operato del tecnico MontiMario che certo avrà anche “salvato” l’Italia davanti agli occhi del mondo, ma l’ha uccisa al suo interno. Non a caso, stiamo ancora lottando contro una legge, quella della ministra Fornero, che ci ostiniamo a tenere. E questi sono i risultati alquanto deprimenti: chi ha lavorato una vita è lì, congelato, e chi non può più lavorare per il fallimento presunto o tale della sua azienda (non certo per colpa sua), non può percepire nemmeno ciò che gli spetta.
Nulla è sbagliato in partenza, anzi, tutto è giusto, perché le categorie da aiutare sono molte. Penso però che sia semplicemente questione di priorità.
Evidentemente ancora una volta ha vinto il “io sono più bravo di te e ti faccio vedere”. Salvo poi (ri)schiantarsi.
