Matteo Renzi a Berlino illustra le sue riforme, soprattutto quella del lavoro. Fiero, soddisfatto, come è giusto che sia.
Forse finalmente qualcuno riuscirà anche solo a smuovere qualcosa la’ dove ancora nessuno ci è riuscito, o là dove nessuno ancora ha voluto provarci. Più soldi in busta paga ai lavoratori che prendono meno di 1500 euro di stipendio, diciamocelo, è un’ottima cosa. Però nessuno, o almeno mi pare, sta parlando di un aspetto ben preciso. La prima cosa che ho pensato, quando l’annuncio è stato fatto, è questa: “Ma questo “bonus” (chiamiamolo così), riguarda tutti i lavoratori? Tutte le categorie?”. Mi spiego meglio: il provvedimento verrà utilizzato anche per i co.co.co, i co.co.pro, per le partite IVA, per le ritenute d’acconto, per i diritti d’autore, etc. etc. etc? Insomma: i contratti di lavoro atipici sono contemplati in questa strategica riforma? E purtroppo la risposta è NO. Le migliorìe saranno destinate a lavoratori dipendenti (assunti quindi in modo determinato o indeterminato) e i collaboratori coordinati e continuativi, o detti anche subordinati. Gli altri? Inesistenti. Ma come? Verrebbe da dissentire almeno un istante, per due ordini di motivi. Il primo: la categoria dei meno tutelati (coloro che non possono nemmeno contare su un contratto solido), dovrebbe essere la più osservata e aiutata. Il secondo: i contratti atipici, nati per garantire maggiore flessibilità, avrebbero dovuti essere concepiti in tutt’altro modo. Qualcuno se lo ricorda? Bene inquadrare una persona con un contratto alternativo, senza garanzie e tutele, a patto che questo avvenga dietro garanzia di uno stipendio più alto, in modo tale da rendere maggiormente sicura la sua posizione per il futuro. Una cosa che non è mai stata rispettata… anzi, che non è mai stata fatta. E l’aggravante è che nel periodo di crisi, lungo, molto lungo, lo sappiamo bene, la proliferazione dei suddetti contratti è aumentata esponenzialmente. Di conseguenza sono aumentate la possibilità e la facilità di lasciare a casa senza un lavoro, da un giorno con l’altro, le persone. Ma se questo ci ha portati a dire “cara grazia che esistono anche questi contratti”, perché in qualche caso hanno significato la “salvezza”, ora non possiamo permetterci che il Governo si dimentichi di coloro che lavorano così, anche da troppo tempo. In questo Renzi, a mio parere, ha toppato. O sta toppando. Perché la prima cosa da fare sarebbe stata quella di regolarizzare una volta per tutte queste dinamiche. E con questo non intendo dire che bisognerebbe togliere, eliminare, cancellare i contratti atipici, ma far sì che il loro utilizzo possa diventare finalmente legale e controllato. Perché un lavoratore con contratto a progetto non può e non deve lavorare come se fosse un dipendente, quando in realtà non gode degli stessi benefici. Perché un dipendente può anche stare a casa ammalato, può decidere di andare in ferie, ha diritto a permessi, senza che questo sia tolto da ciò che prende. Ed è giusto che sia così, ovviamente. Ma allora, se questo non avviene per tutti, perché non pensare di aiutare chi realmente è orfano di diritti fondamentali? Bene quindi alla busta paga un po’ più gonfia per chi indubbiamente fatica a tirare fine mese, ma non solo, non solo.
Renzi ha detto: "I destinatari del nostro intervento non sono solamente i ceti meno abbienti, ma anche un po' di ceto medio". Ecco, è in questa dichiarazione che ci trovo una nota stonata.
