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La politica vista dalla gente (e da Manuela Donghi)


MI SAREI GUADAGNATA QUALCHE VOTO? UN GIORNO DI IDEALE CAMPAGNA ELETTORALE (LA MIA)

Pubblicato da Manuela Donghi su 5 Giugno 2013, 18:58pm

MI SAREI GUADAGNATA QUALCHE VOTO? UN GIORNO DI IDEALE CAMPAGNA ELETTORALE (LA MIA)

Oggi mi sono divertita ad immaginare una mia ipotetica campagna elettorale. Perlomeno un giorno tipo della mia ipotetica campagna elettorale. Perché l’ho fatto? Non so, è stato un po’ un caso, perché per caso mi sono trovata a parlare per lavoro con un’azienda che si occupa di acciaieria, e come spesso capita, si parlava di crisi economica e di imprese italiane che non ce la fanno più.

Proprio oggi il dato assurdo di Confindustria, il numero di imprese del sistema manifatturiero italiano che hanno chiuso i battenti: sono 55.000 in cinque anni, dal 2007 a oggi, imprese soffocate dall’impossibilità non solo di riuscire a guardare oltre e di pensare al futuro, ma anche di resistere nel presente. Non è una grande scoperta: quando manca l’ossigeno, alla fine non si galleggia nemmeno più.

Non ho mai nascosto la mia passione per la politica attiva, e non lo farò certo ora, il mio lavoro da giornalista è incompatibile con la carriera istituzionale ma nulla mi vieta di sognarci e ricamarci un po’ su. Che poi, a pensarci bene, essere una giornalista significa avere il polso delle situazioni così come fanno i bravi politici; essere una giornalista significa parlare con le persone così come fanno i bravi politici; essere una giornalista significa proporre, così come fanno i bravi politici. Perciò l’associazione è venuta spontanea: come mi comporterei IO se dovessi diffondere i miei propositi e le mie ideali soluzioni? Così, parlando di crisi e di difficoltà per gli imprenditori italiani, mi sono concentrata su una frase in particolare: “i politici dovrebbero venire qui, nella nostra azienda, come nelle altre, a fare un giro e vedere cosa facciamo tutti i giorni, non solo ascoltare i problemi raccontati, ma tastandoli veramente”. E allora eccomi. Io il giro l’ho fatto. Ho guardato, chiesto, ho raccolto tantissime, innumerevoli informazioni e ho detto la mia. Io lo farei, avrei voglia di girare. Un compito gravoso e non semplice, perché faticoso, perché impegnativo mentalmente, ma posso assicurare che dopo due ore passate nello stabilimento o nel magazzino di stoccaggio o nell’officina, il polso, credetemi, ho cominciato a sentirlo. Rumori assordanti di macchinari che quasi nemmeno di notte si fermano. Dico, da profana: “qui occorrono i tappi per le orecchie”. Mi rispondono, da esperti: “Sì, certo, fino a due/tre anni fa, però no. Due/tre anni fa era tutto fermo, tutto sembrava congelato”. C’è quasi la sensazione che qualsiasi cosa sia superabile, ma non è sempre così. C’è chi la crisi la supera e c’è chi non la supera. E oggi mi è venuta paura, penso una paura un po’ universale. La crisi passerà, è inevitabile, ma siamo sicuri che poi questa crisi cesserà anche nella nostra testa? La paura rimarrà? Perchè dopo aver licenziato, ridimensionato le spese, aumentato i contratti precari, non si continuerà così, comunque, perché tanto si può andare avanti lo stesso?

E allora serve lavoro ma servono prima le condizioni per mantenerlo. E allora serve lavoro ma servono le condizioni per crearne sempre di nuove ed evolute. E allora serve lavoro ma servono le condizioni per saldarlo bene al tessuto sociale, e quello mentale, e quello culturale. Agire sulle politiche di welfare, deboli, troppo deboli; rinforzare il potere di ciascun territorio, perché è solo attraverso l’amore per la nostra terra che le situazioni si prendono più a cuore. Fa riflettere l’azione del sindaco di Terni che oggi si è preso un’ombrellata non senza riportare ferite anche profonde, per difendere i suoi cittadini che protestavano. Per tutelare i loro diritti. Chi può farlo se non il PRIMO cittadino? Non certo lo Stato centrale, e non per demerito ne’ tantomeno per inadempienza, ma semplicemente per sovraccarico. La parola d’ordine non può essere ridistribuire? Suddividere? O “chi fa da se’ fa per tre”? Sì, ma ci devono essere le condizioni.

Altrimenti nessun sindaco, o nessun amministratore locale, si prenderà più la briga di scendere in piazza e di esporsi in prima persona. E al posto suo non ci sarebbe nessuno. Aiutiamo i singoli e diamo loro forza. Autonomia non significa presa di posizione o egoismo. Autonomia significa possibilità di agire secondo coscienza, significa prendersi le responsabilità tipiche delle persone adulte con impegni importanti, autonomia significa avere le risorse per non rischiare di mandare all’altro mondo quello che si è creato con tanta fatica. Il difficile accesso a tutto questo, però, contribuisce a indebolire anche chi potrebbe rappresentare il valore aggiunto. Il nostro.

Spero di essermi assicurata qualche voto oggi. Così, tanto per giocare, ovviamente.

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F
Candidati!
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R
Qualora ti candidassi veramente Manu non avrei dubbi nel darti la mia fiducia. E naturalmente suppongo che moltissimi farebbero altrettanto!
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M
Grazie! :-)

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