Anche Oscar Giannino ha steccato.
Uno dei personaggi che hanno (anzi, stavano) imprimendo alle elezioni e alla politica un sigillo di novità ha toppato, a 5 giorni dalla fine della campagna elettorale. Con la bugia elementare e ingenua di un Master mai fatto. Il Master a Chicago non è mai stato conseguito, e se prima il leader di Fare parlava di un equivoco nato in rete, ora si scusa umilmente con gli elettori e ipotizza, anzi, promette un passo indietro. “Rinuncio a qualsiasi incarico per riacquistare credibilità”. Ma Giannino, che in politica è sceso proprio per contrastare le solite mancate promesse (illusioni) elettorali dovrebbe sapere che, in politica, appunto, la credibilità si perde in un batter d’occhio, ma che, invece, poveri loro, si riconquista solo dopo un lungo periodo di penitenza. Dovrebbe saperlo, lui, che invitava i cittadini a non credere più né nella destra né nella sinistra. Tutto è già visto, già detto, già fatto (o non-fatto). Sì, ma nelle maglie della rete della politica ci è finito anche lui. Possibile che ci sia un sortilegio malefico che trasforma improvvisamente gli animi puri di semplici cittadini che vogliono dedicarsi alla cosa pubblica in tremendi mostri? Possibile che in realtà, quelli che noi consideriamo carnefici, siano invece vittime? Chi ha creato questa potente e irreversibile pozione magica che annebbia le menti elevate dei nostri uomini e le riduce a bugiardose macchinazioni?
Scherzi a parte, non ce lo spieghiamo. Perché Oscar Giannino ha pensato anche solo per un minuto (e l’ha fatto) di mentire su un Master inesistente. Un minuto decisamente fatale. E perché? Pensava davvero che gli italiani lo votassero solo perché più acculturato e preparato? E’ questo che noi cittadini abbiamo trasmesso alla politica? Non si è capito che non ci importa di veri o presunti titoli di studio, ma che in realtà vogliamo più lavoro, meno tasse che ci strozzano, più diritti, più comprensione, in un’unica parola più dignità? Va bene, amici politici. Mancano 5 giorni. Ve lo stiamo dicendo ancora. Un’altra volta.