L’Italia è a pezzi, ma si tratta. E si occupano le Camere. E’ vero forse che la demolizione è iniziata, sì, ma quella del Paese, e non quella della classe politica, se così si continua. Leggo un messaggio arrivato su Facebook questa mattina mentre ero in diretta: “Ma perchè non si mettono d'accordo.. nessuno pensa a noi?”. Un messaggio firmato da Danilo ma che potrebbe benissimo essere di Federico, o Carlo, o Riccardo, o Stefania, o Silvia, insomma, di tutti. Incredibile come le cose che ci tormentano e preoccupano, riescano a diventare piano piano sopportabili, fino a mutarsi in situazioni normali. E’ l’accettazione che ci fa vedere tutto quanto vestito di quotidianità, ma che di quotidiano non ha nulla. Siamo senza un Governo e ormai ci sembra quasi come se fosse ovvio e quasi come se un peso non esistesse. In tutto questo paradosso occorre chiedersi. Ma le pensioni che fine hanno fatto? E il lavoro? La disoccupazione? Il potere d’acquisto delle famiglie che è calato in modo impressionante dal 1990, da quando il dato è disponibile? E’ ottimo pensare ad una manifestazione contro la povertà, ma chi non è ancora povero oggi, non rischia di diventarlo a breve, se non ci si da’ una mossa?
Non avevano fatto discutere anche i dieci saggi, o facilitatori, chiamiamoli come vogliamo, scelti da Giorgio Napolitano? Dove sono finiti, perché nessuno più ne parla? Loro sono al lavoro, anzi, il compito l’hanno già praticamente terminato. Manca poco alla fine del mandato pro-tempore dei suddetti, che al momento qualche accordo l’hanno trovato: interessa ancora a qualcuno il taglio dei costi della politica? Bene, i saggi hanno pensato (oltre ad un’ulteriore limitazione dei rimborsi elettorali ai partiti) alla riduzione dei deputati: nuovo numero, 470. E non solo. Questione bicameralismo perfetto: Senato + Camera, non sono troppi due rami del Parlamento? Bene, ecco che Palazzo Madama, almeno sulla carta (o al momento nella testa dei dieci) potrebbe diventare una Camera delle Regioni, con i costi a carico di queste ultime (si toccano ancora gli enti locali?). E le decisioni del gruppo sembrerebbero convergere anche sul fronte della riforma della legge elettorale: via il Porcellum, che va cambiato per sancire il principio e quello di scelta dei cittadini. In parole povere, bisognerà rivedere il premio di maggioranza per evitare situazioni in cui si possa vincere in una Camera ma non nell’altra, e reintrodurre in qualche modo le preferenze per superare le liste bloccate.
E ora che succede? E’ ancora da vedere, ma è ormai ipotizzabile che le proposte vengano recapitate direttamente al nuovo Presidente della Repubblica. Ormai ci siamo, il 18 il Parlamento è convocato.
Ma non chiediamo troppo, del resto sono ancora in corso le prove di dialogo. Davvero c’è tempo addirittura per le prove? Forse qualcosa mi dice che sarebbe meglio aprire il sipario e farsi trovare pronti sul palcoscenico. Anche a voi?