Venerdì potremmo avere il nostro Premier. Con l’elenco completo di chi appoggia cosa e perché. E, non in ultimo (sempre che un Premier esca fuori) le agende con le priorità. Questi momenti decisamente-decisionali - un giro di parole voluto - sembrano quelli che precedono il silenzio elettorale, o, perché no, il momento dello spoglio delle schede dopo aver votato. Momenti di attesa che raccontano già di per se’ le aspettative. Ma in questo caso siamo sicuri di averne? Forse siamo nel classico momento in cui quello che arriverà andrà bene. L’importante è uscire da questo empasse. Inoltre stavo riflettendo su una cosa. Che mai come in questo periodo, ho sentito così poche volte fare distinzioni tra fazioni, usare le parole destra e sinistra. Non lo considerate un buon segno? Cioè, voglio dire. Lamentiamo sempre il fatto che in Italia, anche sulla politica, siamo talmente tradizionalisti da non riuscire nemmeno a pensare di cambiare la nostra posizione. Gli anni passano, i volti cambiano, ma noi continuiamo a votare per ideologia: se siamo mentalmente di destra voteremo sempre a destra, se siamo mentalmente di sinistra voteremo sempre a sinistra. Sarebbe interessante capire chi e come, ad esempio, da Rifondazione Comunista, è passato a votare Fratelli D’Italia. Un’eventualità che sembra quasi fantasiosa. Credo che in politica occorra essere invece possibilisti. Pur avendo ciascuno le nostre idee, commetteremmo noi per primi l’errore più grosso, dando per scontato che chi non abbiamo votato farà necessariamente male. E’ un errore che non si discosta molto da quello per cui si tende sempre a puntare il dito contro la parte opposta alla nostra, colpevolizzandola per la situazione lasciata. “Siamo in default! Abbiamo un buco da tot milioni! La colpa di chi è? Ovvio, di quelli che hanno governato prima di noi!”. Magari a volte è anche vero, ma così pare troppo facile. Visto che almeno apparentemente la dicotomia tra destra e sinistra non è poi così prioritaria in questo momento, forse questa è la fase giusta per guardare al futuro senza troppi pregiudizi verso l’uno o l’altro. E’ vero che quando pensiamo ai ridimensionamenti necessari, pensiamo e chiediamo giustamente i tagli dei costi e del numero dei politici. E io appoggio: per dare il buon esempio meno costi e meno politici! Ma, aggiungerei, anche meno politica (faziosa).
UNA CHICCA
Da oggi sono iniziate le consultazioni del Capo dello Stato Napolitano. Non so se sia vero o se sia una leggenda metropolitana, ma pare che durante le riunioni importanti, durante i pranzi di lavoro, al Quirinale, si sia soliti pasteggiare con una delle etichette più prestigiose del nostro Paese: il Picolit (un vitigno a bacca bianca autoctono del Friuli conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo). Stavo camminando tra gli stand di una Fiera e un rappresentante dell’Azienda IL CANTINIERE D’ITALIA mi ha fermata e mi ha raccontato questo aneddoto. E me ne ha fatto assaggiare un goccio. Che sia vero o meno non saprei, ma è stato bello entrare con un cin cin, virtualmente, in quel Palazzo, quello dove vive il Presidente della Repubblica.
(di seguito le foto scattate allo stand de Il Cantiniere d'Italia)