Non fa in tempo ad arrivare una buona notizia che subito eccone una cattiva.
Partiamo da quella buona. Oggi via libera al decreto legge che sblocca ben 40 miliardi di euro di debiti della pubblica amministrazione alle imprese. Venti miliardi verranno ridati quest’anno, gli altri venti l’anno prossimo. Pagheranno i Comuni, il Sistema Sanitario Nazionale e lo Stato Centrale.
Già. E forse pagheranno anche i cittadini. Nella formula più consona e che meglio conosciamo: le tasse. O in alternativa attraverso titoli di Stato e risparmi, i nostri (ma ne abbiamo ancora?). Facendo due conti, è risultato che un lavoratore con un reddito lordo di 23mila euro dovrebbe pagare 138 euro in più con l'aumento Irpef, finanziando così il pagamento delle imprese. Dunque, cerchiamo di capire: si pagherebbero le aziende con i soldi dei lavoratori? (leggi: i nostri?) E le stesse aziende, poi, potrebbero ridarli ai lavoratori sotto forma di “presunto” stipendio? Non è molto chiaro. Certo è che, come sempre, i soldi tolti, lo Stato dovrà pur recuperarli in qualche modo. Pare che gli altri interventi economici dei “saggi” al lavoro da ieri saranno orientati verso rinvio della Tares e aumento dell’ Iva, o ristrutturazione dell’ Imu, almeno per aiutare le fasce più deboli e povere della popolazione.
Sulla carta tutto bene, anzi, ottimo, ma è sempre il solito dilemma. Non paghiamo più da una parte per pagarne da un’altra. Che si chiami Imu, o Tarsu, o Tares o Iva, poco importa. Importa piuttosto che i nostri conti correnti, o quantomeno i nostri portafogli intravedano qualcosa che possa rimanere anche a fine mese, senza prosciugarsi perché le bollette aumentano mentre i soldi deperiscono.
Chi può aiutare l’Italia? L’Unione Europea? Peccato che anche da lì abbiano chiuso i rubinetti, senza possibilità di proroghe per la riduzione del deficit sotto il 3%. Che l’Italia si salvi da sola, allora! Previsioni rosee? Fate vobis. Noi l’abbiamo chiesto in trasmissione questa mattina al Prof. Giuseppe Berta, Università Bocconi di Milano, Dipartimento di analisi delle politiche e Management pubblico.
Certo, non occorre avere la sfera di cristallo.
(sotto il link della rubrica "Voce Pubblica")
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