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La politica vista dalla gente (e da Manuela Donghi)


MA NOI SAPPIAMO CHI SIAMO?

Pubblicato da Manuela Donghi su 17 Novembre 2015, 11:24am

MA NOI SAPPIAMO CHI SIAMO?

Non voglio assolutamente rompere il silenzio sulla vicenda terrorismo. No.

Io in questi giorni sto ascoltando. Sto prendendo appunti, e non da giornalista, ma da donna. Da essere umano che osserva e cerca di non concentrarsi troppo su quello che sta succedendo (e non solo da qualche giorno, ma da anni, ormai). Perché ho paura di cedere alla disperazione. Non mi sto tappando gli occhi, anzi. Sto guardando, leggendo, studiando. E mi sto informando su ogni cosa che in queste delicate ore si trasforma in un input continuo.

Però mi aspettavo di più.

Ho sentito poche proposte sulla lotta al terrorismo. Come volevasi dimostrare si sta riducendo tutto, anche stavolta, a una guerra civile tra politici di colori diversi, o a sterili sentenze sulla bontà o malvagità della religione islamica. Perché dire ancora una volta che non c’entra nulla la religione, ad esempio? Ce lo siamo sognati il grido “Allah Akbar, Allah è grande"?

La religione c'entra eccome. Certo. Però attenzione. Non è l’unico elemento sul quale concentrarsi. Non è l’elemento sul quale bisogna scannarci. Non adesso, cavoli!

C’è una cosa che mi sta demoralizzando di più in tutta questa storia. Una cosa triste. Più passano le ore e i giorni e più mi rendo conto che noi, intendo NOI ITALIANI, non sappiamo chi siamo. Viviamo la nostra Vita come degli automi, facendoci trascinare dagli eventi, sperando che gli altri, tutti, ci dicano che siamo bravi e buoni (e possibilmente anche belli); cerchiamo il consenso di chi ci osserva dall’alto, senza realmente fare e dire quello che siamo o quello che vogliamo. Semplicemente perché non lo sappiamo.

Nel vocabolario esiste una parola: IDENTITA’. Il complesso di caratteri che distinguono una persona o una cosa da tutte le altre, o meglio ancora la consapevolezza di sé come individuo. Possiamo estendere il concetto a “consapevolezza di noi come popolo” e il gioco è fatto. Anzi, la frittata è fatta. Visto che non lo sappiamo per niente.

Sono arrabbiata. Perché noi cediamo sempre. Anche io forse cedo troppo spesso. Siamo buoni, sono buona. Cosa c’è di male in questo? Che si deve essere buoni sapendo chi siamo. Senza avere paura di dire: “Io sono così. Faccio un passo verso di te ma tu ne fai uno verso di me, CONTEMPORANEAMENTE.”

Senza fare sconti.

Senza lasciar correre.

Senza pensare che tanto domani arriverà la ricompensa.

Già. Sarebbe bello se funzionasse così. Ma, ahimè, NO.

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F
Bella domanda
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D
Cara Manuela, noi italiani lasciamo correre perchè non abbiamo consapevolezza del nostro essere, non riusciamo a trovare o ritrovare una identità perduta.<br /> Viviamo nell'egoistico format "intanto è toccato a te, a me no", con l'inutile quanto scontato sciame di smancerie buoniste, tardivamente dispiaciute.
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